San Gerardo: la fede di un popolo, l’identità di una città
San Gerardo: la fede di un popolo, l’identità di una città
Mostra a cura di Eugenia Brienza, Francesca Fiorile e Manuela Pugliese, con il supporto di Rocco Salvatore
Il Santo: Gerardo La porta (XII secolo)
San Gerardo non è solo il patrono, ma una figura storica ben documentata. Nato a Piacenza da una famiglia nobile, giunse a Potenza nel 1111 durante il suo viaggio verso la Terra Santa. Fu eletto vescovo per acclamazione popolare. Il suo mandato (1111-1119) fu segnato da un profondo rinnovamento spirituale e sociale della città. Morì il 30 ottobre 1119. La leggenda narra che, subito dopo la sua morte, iniziarono a verificarsi miracoli, portando alla sua santificazione in tempi record (meno di un anno) da parte di Pio Callisto II.
La devozione a San Gerardo La Porta è un legame secolare tra fede e identità cittadina, fondato sulla sua figura di pastore benevolo e sui miracoli attribuiti. La sua figura è festeggiata il 30 maggio (originariamente il 12 di maggio) e il 29 di maggio viene organizzata la tradizionale Parata dei Turchi in suo onore. La sua memoria ha unito i potentini attraverso i secoli e si è consolidata nel tempo attraverso la cura della Cattedrale e del tempietto votivo edificato nel 1865.
La Parata dei Turchi tra storia e leggenda
La Parata del 29 maggio è il cuore pulsante della festa. La narrazione popolare racconta di un’improvvisa incursione di pirati saraceni (comunemente chiamati “Turchi”) che risalirono il fiume Basento per saccheggiare la città. San Gerardo sarebbe apparso in cielo avvolto da una luce accecante, guidando una schiera di angeli per respingere gli invasori.
Per quanto riguarda l’origine storica, storici come Tommaso Pedio suggeriscono interpretazioni diverse:
- Il passaggio di un ambasciatore: potrebbe derivare dal ricordo di un corteo per il passaggio di un alto dignitario ottomano nel XVI secolo;
- Lo “Ius primae Noctis”: una lettura antropologica vede nella parata la celebrazione della fine di soprusi feudali.
Con riferimento al simbolismo religioso, la vittoria della cristianità sull’Islam era un tema ricorrente nel Mezzogiorno dopo la battaglia di Lepanto (1571).
La struttura della Sfilata (I tre periodi)
La Parata non è un blocco unico, ma rappresenta tre epoche:
- Il 1100 (Medioevo): il momento del miracolo. Il Santo bambino (la Civitù) seduto su un baldacchino, scortato dai cavalieri.
- Il 1500 (Rinascimento): il periodo di massimo splendore del feudo dei Conti Guevara. Qui compaiono i fanti, gli spadaccini e il Conte stesso.
- Il 1800 (Ottocento): la rappresentazione più folkloristica, legata al “Cinto” (omaggio di cera) e alle barche che “navigano” per le vie del centro, a simboleggiare l’arrivo dei turchi al mare (nonostante Potenza sia a 819 m s.l.m.!).
Tra gli elementi iconici della sfilata ricordiamo:
I Portatori del Santo: cuore e spalla della devozione. I portatori non sono semplici figuranti, ma i custodi materiali del simulacro. La loro presenza richiama la forza collettiva della comunità. Tradizionalmente organizzati in squadre, portano a spalla il “Tempietto” (la struttura che ospita la statua del Santo) lungo le ripide strade del centro storico. E’ un compito di grande sforzo fisico che richiede coordinazione e ritmo. I Portatori rappresentano il popolo di Potenza che “si fa carico” della propria guida spirituale. Anticamente, i portatori appartenevano a specifiche categorie di lavoratori (spesso braccianti o artigiani) a sottolineare il legame tra fede e fatica quotidiana.
La “Iaccara”: spesso associata ai portatori (anche se con un gruppo dedicato), la Iaccara è un enorme fascio di canne e legna lungo circa 12 metri e pesante oltre una tonnellata. Viene portata a spalla e fatta ruotare tra la folla prima di essere bruciata in onore del Santo, simboleggiando la luce che scaccia le tenebre e purifica la città.
La Nave: l’anomalia geografica e simbolica. Nonostante Potenza sia una delle città più alte d’Italia, una nave troneggia nel mezzo della parata. E’ l’elemento che più di tutti fonde leggenda e teatro popolare.
L’equivoco del Basento - La leggenda narra che i Turchi risalirono il fiume Basento per assediare la città. Poichè il fiume non è navigabile per grandi imbarcazioni, la nave nella sfilata diventa un “vascello onirico” che trasforma la realtà geografica in narrazione mitica.
Struttura e personaggi - La nave è un carro allegorico su cui siedono il “Gran Turco” e il suo seguito di odalische e pirati. Rappresenta la minaccia esterna, l’esotico e il diverso” che viene però sconfitto dal miracolo del Santo.
Significato storico - La nave richiama il periodo in cui le incursioni saracene erano il terrore delle popolazioni meridionali. La sua presenza nella parata funge da esorcismo collettivo contro la paura dell’invasione.
La “Civitù” e il Santo Bambino
Un dettaglio tecnico molto ammirato è la presenza del “Santo Bambino”. La Civitù è un bambino vestito con abiti vescovili che siede su un baldacchino fiorito. Rappresenta San Gerardo nella sua purezza infantile o, secondo alcune interpretazioni, la stessa città (la Civitas) che si affida al suo patrono.
L’omaggio della Cera (Il Cinto): strutture di legno a forma di castello o torre, ricoperte di candele decorate e nastri.
Sono ex-voto portati a spalla, spesso da donne, come ringraziamento per una grazia ricevuta, a testimonianza di un culto che tocca l’intimità delle famiglie potentine.
Un legame indissolubile tra storia e comunità
La celebrazione di San Gerardo e la Parata dei Turchi sono il mosaico dell’identità potentina. Attraverso la messa in scena del miracolo e il richiamo alle diverse epoche storiche: dal Medioevo al Risorgimento, Potenza non celebra solo un evento del passato, ma riafferma ogni anno la propria capacità di resistere alle avversità, siano esse invasori leggendari o sfide del tempo.
LA MOSTRA: LIBRI, GIORNALI, FOTOGRAFIE
Tra i volumi conservati nel Polo bibliotecario di Potenza ci sono diversi testi che evidenziano la profonda fede verso il Santo:
- una pubblicazione devozionale del 1826, dedicata alle celebrazioni per San Gerardo, riporta la preparazione ai tradizionali festeggiamenti in uso dal 1756
- alcuni libri, attraverso fonti storiche e archivistiche, trattano la vita di San Gerardo La Porta e l'evoluzione del culto a Potenza, analizzando il legame tra la figura storica, la santità riconosciuta e l'intensa devozione popolare, facendo riferimento alla bolla di canonizzazione del 1124 ed evidenziando il ruolo di taumaturgo del Santo; spesso si pone l’attenzione sulla provenienza del Santo, nato a Piacenza, il contrasto e il successivo incontro tra il contesto d’origine e la realtà meridionale di Potenza attraverso precisi elementi storici, geografici e culturali
- altre pubblicazioni analizzano le vicende costruttive dell'edicola votiva dedicata al Santo Patrono: il progetto architettonico in stile neoclassico è attribuito al parlamentare lucano Giuseppe d'Errico; l'opera fu concepita come fondale prospettico della piazza antica, a cerniera con la valle del Basento.
La collezione fotografica e l'archivio di Gabriele Agamennone, conservati presso la Biblioteca nazionale di Potenza, costituiscono uno dei nuclei documentari più rilevanti per la ricostruzione visiva della città nel Novecento. Le immagini dedicate alla Storica Parata dei Turchi si distinguono per il loro valore documentaristico e antropologico. Catturano l'evento nel suo pieno svolgimento lungo le strade del centro storico e registrano i costumi dell'epoca, caratterizzati da materiali e fogge antecedenti alla codifica filologica dei tre quadri storici attuali (fissata formalmente solo in tempi più recenti dal disciplinare comunale). Gli scatti mostrano la Parata dei Turchi prima delle interruzioni causate dai conflitti mondiali e dalle successive riorganizzazioni. Le immagini storiche del Fondo Agamennone fanno riferimento alla prima metà del Novecento, con una concentrazione documentaria principale focalizzata sui decenni compresi tra gli anni Dieci, Venti e Trenta (indicativamente tra il 1905 e il 1940).
Tra i più importanti cronisti potentini, con Ricordi e note su costumanze, vita e pregiudizii del popolo potentino del 1893, Raffaele Riviello fu il primo a dare una dettagliata descrizione della Parata dei Turchi. La parte relativa all’evento, in realtà, è già presente nella prima pagina del giornale “Lucania Letteraria” del 10 maggio 1885, dove vengono messi in evidenza gli elementi fondamentali della parata e, soprattutto, l’atmosfera della festa. Egli ritiene che questa popolare manifestazione, caratteristica potentina, sia il risultato di un’armonizzazione di tutti i vari elementi che la compongono “[…] deve ricordare qualche fatto storico accaduto a Potenza nella invasione dei Saraceni, fatto che la storia non ricorda; ma la tradizione popolare con istinto generoso di religione e di patrio sentimento conserva, festeggia e mena vanto”.
Riviello, quindi, oltre a ipotizzare qualche origine storica della parata, ne sintetizza il valore simbolico, dando una chiave di lettura più legata alla leggenda e al desiderio dei potentini di tramandarla nei secoli con sentimento di appartenenza e di devozione alla propria città: “La Nave, che va innanzi come simbolo, indica il tragitto per mare dei Saraceni dalle coste dell’Oriente, dell’Albania o di altra contrada a quelle delle ioniche regioni; i Turchi rappresentano i nemici vinti o fugati che sotto superbe mostre precedono quasi prigionieri il Carro del trionfo in onore del Santo; e S. Gerardo infine esprime la fede che animò i Potentini, e ne sostenne forte il braccio contro i rapaci aggressori, nemici della religione cristiana e delle loro sostanze [...]”







