Una tavola rotonda per discutere di biodiversità in Basilicata. Questa l’iniziativa tenutasi presso il Polo Bibliotecario il 22 Maggio per discutere delle politiche, degli strumenti e della pianificazione che la Regione Basilicata sta mettendo in piedi per la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturalistico lucano.
All’incontro celebrativo della ricorrenza annuale della Giornata mondiale della diversità hanno preso parte amministratori, ricercatori universitari direttori di parchi e professionisti del settore ambientale.
Saluti introduttivi affidati al direttore del Polo bibliotecario di Potenza, dott. Catalani, che ha illustrato le iniziative della biblioteca legate alla botanica e alla sostenibilità ambientale, tra cui la conservazione degli erbari storici di Orazio Gavioli, la cui Synopsis Florae Lucanae, resta un’ opera fondamentale per la conoscenza della flora lucana.
Dall’intervento introduttivo dell’Assessore all’ambiente e alla transizione ecologica, dott. ssa Laura Mongiello sono emersi alcuni dati attuali circa i risultati raggiunti in tema di tutela dalla Regione Basilicata: il raggiungimento del 27% del territorio regionale lucano, con lavori in corso per lo sviluppo dell’Area Marina Protetta di Maratea; la prossima approvazione con strumenti attuativi della Rete Ecologica Regionale e il progetto di piantumazione di 10.000 alberi attraverso il bando sulle infrastrutture verdi e blu.
Il prof. Rosati (Università della Basilicata) ha evidenziato la necessità per una efficace tutela di un costante monitoraggio degli ecosistemi, e di una ricerca scientifica rigorosa abbinata ad una visione politica e capacità di pianificazione.
Nel ricostruire l’evoluzione delle conoscenze botaniche della Basilicata ha evidenziato il contributo storico di Orazio Gavioli e in particolare della sua opera Synopsis Florae Lucanae (1948), basata su dati raccolti tra Ottocento e primo Novecento. Nel testo sono censite infatti 1.899 specie vegetali, su un totale di 2642 specie attestate sino al 2024, grazie ad un miglioramento delle conoscenze scientifiche, che hanno consentito ad esempio, dopo oltre un secolo, di attestare l’esistenza di piante non confermate, tra cui una rara specie endemica dell'Appennino meridionale ritrovata nel Parco del Pollino dopo una segnalazione risalente al 1900. Al 2024 risultano 255 specie non native e anche casi di specie estinte come l’Aldrovanda vesiculosa, pianta carnivora un tempo presente nel Lago Pantano di Pignola.
La prof.ssa Giovanna Potenza ha invece illustrato una relazione sul mondo dei licheni, organismi derivanti dalla simbiosi tra fungo e alga, e biodiversità poco conosciuta, ma di decisiva importanza in quanto sono ottimi bioindicatori della qualità ambientale, assorbono sostanze direttamente dall'atmosfera, sono molto sensibili all'inquinamento e ai cambiamenti climatici e permettono di valutare lo stato di conservazione degli ecosistemi. Dagli studi più recenti e che hanno interessato tra le altre Pollino, Appennino lucano, Monte Santa Croce e Monte Volturino è emersa l'esistenza di 690 specie ad oggi (dalle circa 216 degli anni 90'), tra cui numerose specie rare, popolazioni uniche a livello internazionale anche per via di comportamenti riproduttivi rarissimi e il riconoscimento del sito di Terzo cavone, come area di grande interesse lichenologico.
Il professor Giovanni Fulvio Russo ha invece discusso della biodiversità marina della Basilicata, in riferimento al Mediterraneo che pur rappresentando appena l'1% della superficie oceanica mondiale ospita il 7,5% della biodiversità marina globale, circa 17.000 specie ed un elevato tasso di endemismi (20-30%). Essendo situata tra la parte occidentale e quella orientale del Mediterraneo, e possedendo sia coste ioniche sabbiose che coste tirreniche rocciose, la regione presenta una biodiversità marina ricca e piena di habitat molto differenti. Tra le aree protette marine è stata ricordata l'importanza delle Zone Speciali di Conservazione (ZSC), delle aree Natura 2000 e della nuova ZSC "Mare della Magna Grecia", con un'attenzione particolare dedicata a cetacei e tartarughe marine che nidificano lungo la costa ionica.
Quanto alle foreste, in Basilicata si attesta l’esistenza di circa 350.000 ettari, e le minacce principali sono legate agli effetti del cambiamento climatico, tra stress idrico, ondate di calore e siccità prolungate. Esempi di degrado forestale sono il Parco di Gallipoli Cognato, Gorgoglione e San Paolo Albanese nel Pollino.
Tra gli ecosistemi a cui è dedicata particolare attenzione il Bosco Pantano di Policoro, ultimo grande bosco planiziale del Sud Italia, con un’elevata biodiversità e un habitat di grande valore conservazionistico. La specie simbolo è la Farnia: di cui restano soltanto 64 esemplari e che presenta caratteristiche genetiche uniche rispetto alle altre popolazioni italiane.
Un vero e proprio scrigno di biodiversità è costituito dai boschi vetusti, che presentano un’elevata complessità ecologica, grande stabilità e assenza di disturbi per almeno 60 anni; tra i siti citati Cozzo Ferriero, Pollinello, Monte Sparviere, Bosco Magnano e Serra di Crispo.
Un esemplare eccezionale è il pino loricato, con i suoi oltre 1236 anni di età che ne fanno tra gli alberi più antichi d’Europa ed è un simbolo della biodiversità del Pollino e della Basilicata.
L’intera conferenza ha evidenziato che la Basilicata detiene un patrimonio naturale straordinariamente ricco — terrestre, marino e persino microscopico — ma che la sua conservazione dipende da una ricerca scientifica continua, da monitoraggio del territorio e tutela degli habitat; e infine da un controllo delle specie invasive e una collaborazione tra istituzioni, università e aree protette.






