Si intitola "Insight", la terza uscita di componimenti poetici, edita da Hermaion, a cura dello scrittore potentino Francesco Cosenza.
La silloge è stata presentata Venerdì 20 Marzo presso la Sala conferenze del Polo bibliotecario di Potenza, in presenza di Renato Maffione e Francesco Scaringi, che hanno dialogato con l’autore. Letture affidate a Pino Quartana.
Dal punto di vista contenutistico l’opera consta di 34 componimenti che si muovono agilmente tra arte, letteratura, citazioni cinematografiche (come i rimandi a François Truffaut e Bernardo Bertolucci), e tocca anche temi molto profondi e dolorosi, come la scomparsa di Elisa Claps; dal punto di vista stilistico invece è possibile, come specificato dallo stesso autore “rinvenire una connotazione filosofica perché i testi conducono ad un labirinto di quesiti e le domande, per delicatezza e profondità, oltrepassano le possibili risposte”
Per Cosenza infatti “l'arte vera porta a domande, non consegna risposte; la poesia è la parola sul baratro e un giro su montagne russe dove mi arrampico seduto sulla parte verticale del pensiero... e ancora girano veloci i volti sulla giostra delle vette".
In sintesi, la silloge, pubblicata poco prima del lockdown e rimasta a lungo poco conosciuta a causa della pandemia, è un volume dove l’elemento decisivo è la centralità del dubbio e la dimensione psicoterapeutica e psicoanalitica, dal momento che le parole scorrono liberamente per scendere nel profondo dell’animo umano, svelandone dinamiche e verità nascoste.
All’inizio dell’incontro, dopo i saluti introduttivi del direttore del Polo, Lugi Catalani, l’autore ha rievocato la genesi del libro definendolo quasi un "figlio sfortunato" perché la sua uscita coincise con la chiusura del Paese. Rileggendolo dopo anni, Cosenza ha riconosciuto “che i temi affrontati sono ancora attuali: ricordi, perdite, riflessioni interiori e riferimenti alla psicoanalisi, ispirati anche dalla figura di una zia psicoanalista scomparsa”.
Successivamente Pino Quartana ha descritto la scrittura di Cosenza come una poesia complessa e non immediata, costruita attraverso una forte condensazione di immagini, emozioni e significati. Secondo Quartana, i versi non seguono uno sviluppo lineare ma procedono per associazioni, come il movimento imprevedibile di una pallina in un flipper.
Secondo il relatore, la poesia di Cosenza nasce “dalla realtà quotidiana ma si apre continuamente verso un "altrove" fatto di ricordi, sogni, arte, musica e cinema. Le immagini si intrecciano senza una narrazione tradizionale, creando una rete di rimandi che coinvolge il lettore in un'esperienza più emotiva che descrittiva. Il linguaggio poetico dell'autore dà forma a ciò che normalmente sfugge: il tempo, la memoria, l'identità e il vissuto personale. Le parole diventano strumenti per esplorare un mondo sospeso, mai completamente definito, in cui il soggetto tenta continuamente di ritrovare sé stesso”.
Per illustrare tale linguaggio, Quartana ha fatto riferimento ad una serie di confronti artistici, dal collage surrealista, in cui frammenti diversi vengono accostati per creare nuove immagini e nuovi significati., al montaggio cinematografico, soprattutto quello di Jean-Luc Godard, caratterizzato da salti, frammentazioni e accostamenti inattesi. Infine, inevitabile una citazione al cinema di Pier Paolo Pasolini, dove il montaggio diventa uno strumento per attribuire senso all'esperienza umana attraverso immagini simboliche.
Nel dialogo tra autore e ospiti, Cosenza ha rimarcato il valore della scrittura poetica come mezzo per fermare emozioni e momenti della vita, sottolineando che, se oggi riscrivesse quelle poesie, sarebbero inevitabilmente diverse, perché ogni esperienza e ogni nuova contaminazione culturale trasformano lo sguardo dello scrittore; ha anche raccontato un ricordo personale, che hanno lasciato un segno indelebile nella sua memoria e scrittura, la visita al monumento dedicato a Pier Paolo Pasolini a Ostia, ispirata dal film Caro diario di Nanni Moretti, episodio che ha lasciato un segno nella sua memoria e nella sua scrittura.
Renato Maffione, psichiatra e psicoterapeuta, ha invece inquadrato la poesia di Cosenza da una prospettiva psicologica, affermando che “essa nasce dal dialogo continuo tra coscienza e inconscio, e che il poeta ha il coraggio di esplorare le zone più oscure della mente, accettando la propria "follia creativa";
Maffione ha intrepretato “il termine "insight" (consapevolezza) come il momento in cui il poeta entra in contatto con parti profonde di sé. La poesia diventa così una forma di conoscenza interiore, simile al lavoro della psicoterapia. Inoltre, il libro è attraversato da un continuo dialogo interiore: nelle poesie convivono molte voci, ricordi, emozioni e riferimenti culturali che cercano continuamente un equilibrio. La ricerca dell'identità emerge anche attraverso versi come "Non sono io...", nei quali il poeta procede per esclusione, tentando di capire chi sia realmente”.
Secondo lo psicoterapeuta, Cosenza appartiene idealmente alla stessa famiglia artistica di autori come James Joyce, Jean-Luc Godard, Pier Paolo Pasolini, Franco Battiato, John Coltrane, Miles Davis e altri innovatori che hanno trasformato il linguaggio delle rispettive arti rompendo gli schemi tradizionali.
Pino Quartana, ha messo in evidenza anche la forte componente pittorica della poesia di Cosenza, che a suo avviso “richiama l'arte contemporanea italiana, in particolare il Gruppo Azimut e artisti come Enrico Castellani, sottolineando come, proprio come nella pittura concettuale, anche i versi dell'autore puntino più all'idea e alla percezione che alla rappresentazione realistica.
L'incontro si è concluso con la lettura della poesia "Lego", nella quale il gioco dell'infanzia diventa metafora della memoria, della costruzione dell'identità e del desiderio di ricomporre ciò che è andato perduto. Nell’interpretazione data da Maffione “la poesia richiama un bisogno di protezione profonda, diverso dalla sicurezza economica o dal riconoscimento sociale; il "calore della madre" rappresenta una sicurezza originaria perduta che continua a orientare la vita; il "vecchio piegato" della poesia diventa simbolo dell'altro fragile verso cui rivolgere attenzione e cura. I mattoncini Lego rappresentano ciò che la vita ci consegna (famiglia, educazione, esperienze, incontri) e con cui ciascuno costruisce la propria storia”.






