Novantaquattro interviste e dieci conversazioni dello statista trentino Alice De Gasperi: questo il contenuto del nuovo volume, edito da Studium, nell’ambito della Collana Degasperiana, intitolato “De Gasperi. Interviste (1944-1954). Edizione critica” a cura del prof. Pier Luigi Ballini e del prof. Federico Mazzei. Il volume a cura della Fondazione De Gasperi, presieduta dall’on. Angelino Alfano.
Un percorso che ricostruisce, attraverso le parole del protagonista gli anni storico-politici dell’immediato dopoguerra italiano ed europeo, ripercorrendo i tratti che hanno condotto il nostro paese a ricostruirsi, nel nome della democrazia, dalle macerie morali e materiali, anche in virtù dell’impegno che condusse il nostro paese a rendersi protagonista nel percorso di integrazione europea, rinnovando tramite la Nato il proprio impegno internazionale.
Il testo è stato presentato Sabato 28 Marzo presso la Sala Conferenze del Polo Bibliotecario di Potenza, in presenza del Direttore, Luigi Catalani, del dott. Aldo Luigi Michele Radice, Presidente dell’Associazione Ex Consiglieri Regionali e Parlamentari di Basilicata, dell’Onorevole Gianni Pittella. Presenti inoltre, Giovanni Fasanella, coautore del Testo “la maledizione italiana”, Gianfranco Blasi, in qualità di moderatore, il senatore Giampaolo d’Andrea, e uno degli autori del libro, il prof. Ballani, collegato telematicamente.
Aldo Michele Luigi Radice, nel porre un saluto introduttivo ha rievocato alcune delle caratteristiche esemplari dell’azione e concezione politica degasperiana, che “merita di essere divulgata, a partire dal coinvolgimento delle scuole, attraverso iniziative come questa, legata alla pubblicazione del volume presentato oggi: politica intesa come servizio e strumento di giustizia sociale e non fatta per interessi personali, approfondimento del proprio bagaglio culturale e professionale, promozione della partecipazione democratica, mantenimento di una coerenza politica e partitica per allontanarsi dalle continue tentazioni offerte da scelte opportunistiche. Integrità morale e materiale ne hanno fatto una figura apprezzata non solo in Italia ma anche all’estero. Ma anche la capacità di non consentire, nonostante fosse un fervente cattolico, di tenere distinta attività politica e di governo dall’ingerenza della Chiesa, come quando si oppose a Pio XII che sollecitava un accordo tra il partito neofascista e la democrazia cristiana”.
Inoltre “va ricordato per il tempismo e il pragmatismo nell’affrontare i problemi e gli sfaceli morali, politici e materiali del dopoguerra, interni ed esterni al paese, e la sua tenacia di mediazione e capacità di persuasione che lo hanno portato a ottenere l’approvazione della Costituzione nel 1947 con l’apporto di quasi tutte le forze politiche presenti in Parlamento. Capacità che gli hanno consentito di guidare per 8 anni e 7 Governi l’Italia. Antonio Polito nel suo recentissimo libro lo definisce un costruttore per aver scacciato il Re, ottenuto i decisivi finanziamenti per l’attuazione del Piano Marshall, creò la Cassa per il Mezzogiorno, fece aderire l’Italia al Patto Atlantico, creò l’Eni a guida Mattei, attuò la riforma agraria ponendo le basi per il miracolo economico del paese negli anni a venire”. Una lucidità che lo ha reso tra i pilastri della politica internazionale dove, non senza contrasti con il Primo Ministro britannico Churcill, ha perseguito la costruzione di un’Europa libera e priva di conflitti, rendendolo ingiustamente oggetto di una macchina del fango. Ma De Gasperi, - ha ricordato Radice- “è stato decisivo per le sorti del Sud, della Basilicata e della stessa Matera, definita da Togliatti la vergogna d’Italia. Il presidente nel 1952, per migliorarne le condizioni di vita, emana la Legge 619 per il risanamento dei Sassi e avviare la costruzione di nuovi quartieri”.
Il Prof. Ballini, ha dichiarato “che il libro rientra in un lavoro che Fondazione, anche attraverso la Rubettino e i 10 Quaderni degasperiani per la storia dell’Italia contemporanea sinora pubblicati, e il lavoro di ricerca che stiamo conducendo sui comizi da lui tenuti, sta conducendo sulla biografia dello statista. Le interviste presenti nel volume sono una sintesi efficace della sua concezione della democrazia, della repubblica, del partito, del rapporto fede-politica, della visione internazionale della statista. Alle 94 interviste si aggiungono testimonianze degli incontri che l’uomo solo De Gasperi ha avuto con Indro Montanelli e Tommaso Gallarati Scotti, che ripercorrono fasi specifiche come il periodo da studente povero a Vienna, il ruolo di sindacalista in Trentino, il carcere, l’esilio in patria, la presenza nel Cln e nel governo”.
Tonio Boccia, ex segretario della Democrazia Cristiana ed ex Presidente della Regione Basilicata, ha sintetizzato la figura degasperiana ricordando che nel Febbraio 2025 è stato riconosciuto, nell’ambito del processo di canonizzazione a lui dedicato, e attualmente in corso “servo di Dio”, per la sua vocazione di umo al servizio della comunità e della giustizia sociale, per la sua rettitudine cristiana e integrità morale. Per Boccia “De Gasperi è stato un predestinato: educazione familiare, movimenti studenteschi, l’avvio al sacerdozio poi interrotto perché si rese conto di non essere portato per assistere le anime dei parrocchiani, ma per servire la comunità, e in seguito gli incontri con Don Romolo Murri, da cui conobbe il rapporto libertà/cristianesimo e con Don Luigi Sturzo, dal quale prese atto della tendenza dei cattolici a volersi occupare di politica e con il quale collaborò nella fondazione del partito popolare italiano.
La premonizione “è ravvisabile soprattutto negli anni dal 41’ al 53’, in cui si assunse sulle spalle il futuro del Paese e della democrazia cristiana, nonostante avverse condizioni di salute. Ha organizzato anche a livello periferico un partito da strutturare in primis a livello centrale, nonostante i concomitanti impegni ministeriali nel secondo Governo Bonomi, che successivamente gli affidò la politica estera, e il passaggio dall’essere l’ultimo Presidente del Regno d’Italia all’essere il Primo Ministro della neonata Repubblica. Infine, la fatica fisica per gestire la complessità dell’instabilità governativa, caratterizzata dalla formazione di così tanti Governi in così pochi anni”.
Inoltre, non va dimenticato che “De Gasperi era solo persino in casa, dato che talvolta non ha goduto neanche dell’appoggio di chi era in teoria, dalla sua parte: il Papa e la gerarchia ecclesiastica erano ostili al suo guardare più a sinistra che a destra nella formazione dei governi. Il suo pragmatismo lo portò a collaborare, come capogruppo dei deputati popolari ad un governo Mussolini, non per adesione alle politiche fasciste, ma per limitare i danni che il fascismo avrebbe arrecato alla Nazione senza una forza che ad esso ponesse argini; oltre che fu Mussolini stesso lo assicurò sul rispetto che avrebbe avuto delle libertà statutarie. Il secondo profilo è il suo centrismo che guardava a sinistra, con la mediazione del Partito socialdemocratico di Saragat, il PSDI sorto con la denominazione di Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, in seguito alla scissione di Palazzo Barberini; un esempio di come De Gasperi mirava ad un allargamento dell’area democratica, e non come avviene oggi per strategie di potere. La lungimiranza di una persona illuminata”.
In merito al rapporto tra Dc e De Gasperi “due meriti straordinari sono stati l’unitarietà del partito e l’aconfessionalità dello stesso, che è sempre stato un partito laico ispirato alla dottrina sociale della Chiesa e non diretta emanazione politica e operativa delle gerarchie ecclesiastiche”.
Per Pittella “De Gasperi è stato uno dei padri fondativi del nucleo originario da cui derivano organi come la Commissione Europea, l’Unione Europea basti pensare alla Ceca che mise d’accordo paesi divisi come Germania e Francia su interessi concreti; ebbe un ruolo decisivo nel Piano Marshall, nella costituzione del Consiglio d’Europa, che è un’assemblea parlamentare che si occupa di diritti umani e i cui membri non sono necessariamente appartengono all’Ue, da non confondere con il Consiglio Europeo. Inoltre, è stato tra i promotori della comunità politica europea e del Ced, la Comunità Europea di Difesa, portata a fallimento per la defezione del francese di De Gaulle. Il suo testamento di politica estera è nel discorso del 1954 fatto a Strasburgo dove parlò della necessità di fare dell’Europa una comunità di destino, una comunità politica e morale, di alleanze e valori. Ma oggi governano la tecnocrazia e gli autocrati come Putin e Trump, che mirano ad un forte ridimensionamento della leadership e della democrazia europea, così come l’aveva in testa lo statista”.
Il Prof. Fasanella a proposito del suo libro “La maledizione italiana, La guerra di Churchill contro la Gran Bretagna”, ha dichiarato che “il lavoro è stato condotto su fonti primarie, vale a dire documenti ufficiali dei governi, della diplomazia e dell’intelligence della Gran Bretagna, oggi liberamente accessibili a chiunque presso un Archivio di Stato londinese. Il testo fa parte di un progetto che analizzerà il rapporto individuale che personaggi come Mussolini, Giolitti, Moro e lo stesso De Gasperi hanno avuto con la Gran Bretagna".
Nell’autunno del 1944 "il paese era sostanzialmente liberato e l’esito del conflitto deciso, ma il Governo Bonomi operava in un contesto di estrema incertezza, fatto di incognite pesanti sul futuro postbellico del nostro paese. In primis, lo status del Paese: non belligerante o uno stato sconfitto tout court? A seguire il problema di quali assetti politico- istituzionali dare al paese nel dopoguerra, e la questione della collocazione nella politica internazionale.
In quel contesto la Gran Bretagna aveva un forte interesse ad esercitare il suo peso di forza vincitrice, anche in contrasto ed in competizione con la politica pensata dagli Stati Uniti d’America. Churchill aveva in mente di riciclare il fascismo buono, ossia di puntare sui gerarchi filobritannici del ventennio e della Repubblica di Salò. In particolare, vide in Dino Grandi l’uomo giusto che avrebbe potuto assecondare i suoi propositi, e puntava sulla continuità istituzionale della Monarchia, legata tradizionalmente a doppio filo alla Corona britannica. Un disegno che vedeva l’Italia tripartita, tra egemonia francese a Nordovest, egemonia jugoslava nel Nordest e, al centrosud direttamente sotto l’egida del controllo britannico.
Il corso della storia italiana avrebbe avuto sicuramente una direzione diversa, contrassegnata da un lago di sangue, se i ministri del Governo Bonomi fossero saltati in aria per via di oltre 60 kili di tritolo piazzati in prossimità del Viminale. Un'operazione all'insegna della strategia della tensione che chiama in causa i servizi segreti britannici e le mire egemoniche del Primo Ministro Churchill. Il quale ha messo in moto tramite gli stessi servizi una macchina del fango proprio verso De Gasperi".
Ballini ha ricordato alcuni aspetti cruciali dell'operato degasperiano: 1) con il primo Ministero De Gasperi, che è il primo designato da tutte le forze politiche di resistenza per la prima volta un socialista prese possesso del Viminale e per le prime elezioni amministrative le donne poterono non solo votare ma anche essere votate; quel governo decise di risolvere la questione costituzionale optando per il referendum, affinché la Repubblica avesse una dose importante di legittimità popolare; 2) una politica non integralista ma centrista, non ingabbiata nella logica guelfi-ghibellini, e la natura evangelica delle democrazia e grandi riforme da lui avviate, intese come problema di fraternità e solidarietà doverosa; 3) una visione federalista dell'Europa e una concezione non solo militarista ma comunitaria del Patto Atlantico, cosi come recitava l'art.2 dell'alleanza.
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