Un sistema giudiziario più efficiente, rapido e prevedibile per favorire lo sviluppo, contrastare marginalità e isolamento economico, incidendo sui tempi degli investimenti, sulla certezza dei contratti, sulla competitività delle imprese. In considerazione di ciò, si è tenuto venerdì 8 Maggio presso il Polo bibliotecario di Potenza un incontro, promosso da Confindustria Basilicata a cui hanno partecipato, oltre a Luigi Catalani, direttore della struttura ospitante, Tommaso Mieli, Presidente Aggiunto della Corte dei Conti; Marcello Minenna, Economista, Professore di Finanza Matematica dell’Università di Roma “La Sapienza”; Cristina Sgubin. Avvocato, esperta in Diritto societario, Corporate Governance e Regolatorio; Antonio Matonti, Direttore Affari Legislativi e Regionali, Diritto d’Impresa di Confindustria.
Saluti introduttivi affidati a Francesco Somma, Presidente di Confindustria Basilicata, e di cui è imminente la nomina come vicepresidente nazionale, Francesco Basentini, Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Potenza e Vito Bardi, Presidente Regione Basilicata. In qualità di moderatore presente invece Oreste Lopomo, Caporedattore Centrale Tgr Campania , Vicepresidente nazionale della Commissione Giuridica dell’Ordine dei Giornalisti.
Nelle parole di Vito Bardi sistema giudiziario e imprese sono stati descritti come alleati nella crescita economica del territorio e della necessità di tutelare svariati settori economico- produttivi (dall'edilizia alle infrastrutture, dall'energia ai trasporti, dalla gestione dei rifiuti agli appalti pubblici, passando per la cybersicurezza) attraverso una sana concorrenza tra le aziende, che renda leale la competizione tra esse mediante regole chiare e applicate correttamente.
Nelle parole di Marcello Minenna è emersa l'idea di giustizia come infrastruttura economica, in quanto pur non producendo direttamente PIL , riduce il rischio per contratti, credito, investimenti, appalti e insolvenze, a patto però che si incentivino cause civili più rapide (un loro allungamento immobilizza il capitale, rende il credito più costoso e rinvia gli investimenti). gli errori più comuni, secondo l'economista risiederebbero nel considerare la giustizia soltanto come un costo amministrativo e nel credere che le imprese chiedano una giustizia "favorevole". In definitiva è emerso che la certezza dei tempi della giustizia rappresenta un vantaggio competitivo per l'economia.
Guardando alle imprese, la loro esigenza principale resta la prevedibilità del sistema giudiziario, per sapere quando un contratto sarà fatto rispettare, un credito verrà recuperato o un appalto sbloccato.
Nell'intervento di Tommaso Mieli "i tempi della giustizia civile e contabile scoraggiano gli investimenti, soprattutto quelli stranieri, perché creano incertezza e bloccano l'attività delle imprese. Il magistrato dovrebbe essere consapevole degli effetti economici e sociali delle proprie decisioni. Un provvedimento come il sequestro di un'azienda, ad esempio, può provocare il fallimento dell'impresa, la perdita di posti di lavoro e danni all'economia. Per questo motivo ritiene che la tutela della legalità debba essere accompagnata da una valutazione delle conseguenze concrete delle decisioni giudiziarie".
Lo stesso Mieli si è concentrato sulla riforma della Corte dei Conti (Legge Foti n. 1/2026), della quale dichiara di essere stato uno degli ispiratori. L'obiettivo principale della riforma è contrastare la cosiddetta "paura della firma", cioè il timore di dirigenti e amministratori pubblici di assumere decisioni per il rischio di essere chiamati, anni dopo, a rispondere di danno erariale. In tale ottica, la Corte dei Conti dovrebbe ridurre il proprio ruolo repressivo, rafforzare il controllo preventivo e consultivo e aiutare le amministrazioni prima che commettano errori, invece di intervenire solo molti anni dopo per sanzionarle. Usando una metafora "la Corte dovrebbe comportarsi come un vigile che avverte della presenza del pericolo, anziché nascondersi dietro una siepe con l'autovelox per multare successivamente l'automobilista.Uno strumento di supporto all'amminsitazione e non soltanto un organo sanzionatorio. La riforma su citata, pertanto, secondo Mieli valorizza il controllo preventivo di legittimità; la possibilità per le amministrazioni di chiedere pareri su casi concreti e una limitazione della responsabilità amministrativa per danno erariale, mantenendo la responsabilità piena soprattutto nei casi di dolo.
Infine, Mieli si è espresso favorevole all'introduzione dei test psico-attitudinali per i magistrati, ritenendo che equilibrio e capacità di giudizio siano qualità fondamentali per garantire una giustizia efficace, che sia un motore di crescita del Paese e non un ostacolo all'attività economica: per far ciò essa deve riuscire a conciliare tutela della legalità, difesa dei diritti dei cittadini, protezione delle imprese, sviluppo economico.
Cristina Sgubin ha invece offerto il suo punto di vista da responsabile della compliance all'intreno di grandi aziende, in particolare nei gruppi Leonardo ed ENI. Sottolineando che la compliance, cioè il rispetto delle norme interne ed esterne( rispettare le leggi dello Stato, ma anche tutte le procedure interne aziendali, indispensabili per prevenire rischi e garantire una gestione corretta e trasparente dell'impresa) non è soltanto un obbligo giuridico ma un fattore strategico di competitività. In particolare ha affrontato il ruolo del Modello 231, che serve a prevenire i reati nelle imprese, il tema degli elevati costi che l'adeguamento normativo comporta, soprattutto per le piccole imprese, e, infine, la necessità di diffondere una cultura della legalità ("education"), affinché gli imprenditori comprendano che la compliance è un investimento e non solo un costo.
Per la Sgubin "le aziende preferiscono spesso risolvere le controversie con accordi transattivi, evitando lunghi processi che immobilizzano risorse economiche. Una buona funzione legale e di compliance, conclude, non rappresenta solo un costo, ma un fattore di competitività e di migliore gestione aziendale. Tra le responsabilità della compliance vi sono aspetti decisivi per le imprese, tra cui anticorruzione, sicurezza, cybersicurezza, controlli reputazionali e due diligence sui partner commerciali. Un esempio di controllo reputazionale è il cambio di denominazione di Finmeccanica in Leonardo, per ricostruire la propria reputazione internazionale dopo vicende giudiziarie del passato, evidenziando che oggi la reputazione è uno degli asset più importanti per competere nei mercati internazionali.
Anche Il rappresentante di Confindustria, Antonio Matonti, ha ribadito il concetto per cui una giustizia efficiente è una condizione essenziale per la crescita economica. Secondo lui, lo Stato di diritto deve tradursi in processi rapidi, decisioni prevedibili e regole applicate in modo uniforme, così da garantire certezza alle imprese. Ciò perché le imprese producono ricchezza, occupazione, innovazione e sostengono gran parte del welfare nazionale. Importante è stato ed è il contributo del PNRR, che ha introdotto un metodo basato su obiettivi misurabili, monitoraggio dei risultati, digitalizzazione e organizzazione della giustizia. Pur riconoscendo che restano criticità, ha affermato che questo approccio ha migliorato l'efficienza del sistema giudiziario e dovrebbe essere mantenuto anche dopo la conclusione del PNRR.
Matonti ha affrontato il tema della responsabilità penale delle imprese, criticando la crescente tendenza a utilizzare strumenti pensati per il contrasto alla criminalità organizzata anche nei confronti delle imprese ordinarie, con il rischio di compromettere reputazione, attività economica e posti di lavoro prima ancora di una sentenza definitiva. Pe lui va effettuata una distinzione tra impresa criminale e impresa che commette un illecito, evitando interventi eccessivamente invasivi.
Lo stesso Matonti ha infine proposto una riforma del Decreto Legislativo 231/2001, affinché torni alla sua funzione originaria: premiare le imprese che adottano efficaci modelli organizzativi di prevenzione e valorizzare la compliance come strumento di prevenzione dei reati, anziché considerarla solo un adempimento formale.
Il convegno si è concluso con la convinzione condivisa che prevenzione, efficienza della giustizia e collaborazione tra istituzioni e imprese siano elementi essenziali per favorire lo sviluppo economico e rafforzare la competitività del Paese.






