Il principio e il progetto di ogni speranza - Luca Micelli

Nel 2021 l’autrice Caterina Potenza presentò presso il Polo bibliotecario di Potenza il volume “Erbe e fiori del territorio lucano”, edito da Hermanion: un volume, integralmente illustrato di foto di erbe e fiori, scattate in momenti e stagioni diverse e soprattutto in grado di abbracciare lo sfaccettato territorio lucano, da quello montano e submontano alle zone aride e rocciose, dagli ambienti umidi alle zone argillose come i calanchi, passando per le zone ripariali o lacustri.

A cinque anni dalla pubblicazione del primo volume, l’autrice è tornata a raccontare, nel corso di un incontro dedicato alla biodiversità, alla ricerca scientifica e alla bellezza della flora spontanea la ricchezza botanica della Basilicata attraverso fotografie ad alta definizione, schede descrittive e approfondimenti che intrecciano informazioni scientifiche, curiosità storiche e tradizioni popolari.
Un lavoro nato da una passione coltivata sul campo, attraverso lunghe esplorazioni, studio e pazienza, con l’obiettivo di rendere accessibile a tutti un patrimonio spesso trascurato perché nascosto tra prati, boschi, pascoli, sentieri e pareti rocciose. E che è sorto dalla consapevolezza di come conoscere un fiore consenta di raccontare la storia di un territorio, di testimoniare i cambiamenti climatici e custodire conoscenze alimentari e medicinali, tanto per citare alcuni aspetti relativi a una tale conoscenza

La presentazione, moderata dal giornalista Rino Cardone ha sottolineato la straordinaria biodiversità e valore del patrimonio floristico lucano, favorito dalla varietà di ambienti naturali sia di montagna che di costa: dalle vette del Pollino, del Sirino e delle Dolomiti Lucane fino ai litorali tirrenico e ionico; varietà che dà vita a un mosaico di ecosistemi nel quale convivono specie comuni e piante rare, alcune delle quali endemiche, cioè presenti esclusivamente in un determinato territorio.


Il professor Domenico Pierangeli, docente di selvicoltura dell’Università degli Studi della Basilicata, ha richiamato l’attenzione “sulla ricchezza botanica regionale, testimoniata dalle circa 2.650 specie di piante vascolari, con un patrimonio di specie endemiche che richiede particolare attenzione.
La presenza di piante legate a epoche climatiche lontane testimonia la complessa evoluzione del territorio. È il caso dell’abete bianco, sopravvissuto in piccoli nuclei naturali appenninici, e di numerose specie erbacee che hanno attraversato i cambiamenti ambientali mantenendo una presenza preziosa negli habitat montani. Tra queste figurano anche orchidee spontanee, primule e altre specie caratteristiche di ambienti specifici, la cui sopravvivenza dipende dall’equilibrio ecologico e dalla conservazione degli habitat”.


Nelle parole dell’autrice “conoscere è fondamentale per tutelare, proteggere, educando anche le nuove generazioni alla salvaguardia e rispetto della natura, partendo dal sensibilizzarli a recuperare il senso della scoperta, della curiosità e della meraviglia nei confronti degli ambienti naturali. Fotografare una pianta nel momento della fioritura non è un’impresa semplice. Occorre raggiungere il luogo giusto nella stagione appropriata, cogliere l’attimo in cui il fiore è aperto e trovare condizioni di luce favorevoli. Talvolta sono necessari numerosi viaggi, altre volte bisogna affrontare sentieri impervi o raggiungere pareti rocciose difficili da percorrere. Come nel caso della primula rara destinata alla copertina del volume, fotografata dopo aver raggiunto con fatica un punto particolarmente difficile”.
Un altro aspetto rimarcato durante l’incontro è stato quello relativo agli usi tradizionali delle piante, impiegate nel corso dei secoli per l’alimentazione (è il caso dell’alimurgia ovvero l’utilizzo delle piante spontanee a scopo alimentare, oggi riscoperto anche attraverso la pratica del foraging) e per la preparazione di rimedi naturali. Foglie, germogli, fiori e radici hanno rappresentato per generazioni una risorsa importante e costituiscono oggi un patrimonio di conoscenze da recuperare ponendo attenzione alla sostenibilità.


Sul rapporto tra tradizione e scienza si è soffermata Daniela Russo, docente di botanica farmaceutica e ricercatrice dell’Università degli Studi della Basilicata: “Le piante contengono sostanze biologicamente attive che possono interagire con l’organismo e che, in alcuni casi, sono all’origine di importanti applicazioni farmacologiche. La ricerca scientifica permette di approfondire queste proprietà, identificare correttamente le specie e verificare le attività delle molecole presenti”.
La docente ha tuttavia ricordato un principio fondamentale: naturale non significa necessariamente innocuo: “Le sostanze vegetali possono provocare effetti indesiderati e interagire con i farmaci. Per questo l’impiego di prodotti fitoterapici richiede attenzione, controlli e il consiglio di professionisti qualificati. Le conoscenze popolari possono offrire spunti preziosi alla ricerca, ma devono essere sottoposte a verifiche scientifiche. L’Università della Basilicata è impegnata anche nello studio di specie legate alla tradizione alimentare regionale, come il peperone e la melanzana rossa di Rotonda, contribuendo a valorizzare le risorse locali e ad approfondirne le caratteristiche”.
A completare il percorso è stato l’intervento del poeta e scrittore Mario Santoro, che ha letto il libro attraverso le emozioni suscitate dalle immagini dei fiori, in grado con i loro colori, forme e sfumature di evocare ricordi, suggestioni letterarie e sensazioni profonde, come avviene nella poesia di Leopardi, Pascoli, Carducci e D’Annunzio.

 

Rassegna Stampa

 

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Un nuovo volume alla scoperta della flora lucana spontanea, attraverso fotografie, ricerca botanica e memoria delle tradizioni.