L’intelligenza artificiale tra rischi e opportunità
Una realtà stringente, quella dell’intelligenza artificiale, che sta già ridisegnando i confini del mercato del lavoro, dell'organizzazione aziendale e dei diritti sociali. Se n’è parlato nel corso del convegno "Potenza e incognite dell'Intelligenza artificiale", promosso da Cgil Potenza, Flc Cgil Potenza e Fondazione Di Vittorio.
Al centro del dibattito, un interrogativo: come governare l'impatto dell'AI sulla società e sul lavoro, evitando che la transizione tecnologica si traduca in nuove forme di sfruttamento? Ad aprire i lavori, moderati da Paolo Fanti, segretario generale della Flc Cgil di Potenza, è stato Vincenzo Esposito, segretario generale della Cgil di Potenza, che ha sottolineato l'inevitabilità di un confronto serrato con una tecnologia così pervasiva.
"Una tecnologia così invasiva avvolge inevitabilmente il mondo del lavoro e il sindacato stesso", ha dichiarato Esposito. "Anche noi dobbiamo trovare le ricette giuste per stare al passo con il progresso. L'intelligenza artificiale porta con sé indubbi benefici, ma comporta anche seri rischi.
Questa giornata nasce proprio per mappare queste dinamiche, distinguendo chiaramente le opportunità dalle minacce." Secondo, Francesco Sinopoli, presidente della Fondazione Di Vittorio, è fondamentale stare in guardia rispetto alle rappresentazioni pubbliche dell'AI per analizzare come essa stia modificando concretamente l'organizzazione del lavoro. Il presidente ha spiegato che i sistemi di intelligenza artificiale si basano sull'accumulazione dei nostri dati personali, dando vita a una sorta di fase di accumulazione primaria in cui beni di tutti vengono sfruttati a vantaggio di pochi giganti delle Big Tech.
Questo meccanismo solleva interrogativi urgenti sull'effettivo aumento della produttività e sul rischio che si traduca solo in un maggiore livello di sfruttamento o autosfruttamento. Anche l'accelerazione delle prestazioni lavorative deve essere analizzata per capire se questo "di più" venga effettivamente remunerato. Le domande da porsi, insomma, sono quelle che riguardano la vita di chi lavora. A tracciare lo scenario sociologico è stata Teresa Numerico, docente dell'Università Roma Tre, che ha richiamato il disperato bisogno di immaginare il futuro che vogliamo, decidendo come usare l'AI a nostro vantaggio anziché farcelo dettare dalle aziende tecnologiche, i cui interessi sono diametralmente opposti ai nostri. La tecnologia non è neutra ed è intrinsecamente legata alle strutture di potere, ma le applicazioni positive sono già possibili e a portata di mano, come l'utilizzo dell'AI per intensificare i controlli di sicurezza, per ottimizzare i turni migliorando la conciliazione tra vita e lavoro, o per fare avanzamenti decisivi in medicina.







